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Indios

olio su tela 240x180
2005
 

GUATELMALA. Un popolo vittima per secoli dello spietato sterminio dell’invasione Spagnola, per poi essere, nel 1954, colpito nuovamente dal Golpe, pilotato dagli Stati Uniti, alla Presidenza Democratica di Arevalo e di Arbenz; quest’ultima sostenitrice di alcune riforme a favore degli Indios.

L’Opera qui accanto, nel suo manifestare e rappresentare questa tragica realtà, si dipana in due momenti espressivi: realismo e allegoria. Una valenza simbolica dell’immagine e un emblematico riferimento storico sociale.

Nella parte centrale lasciata in bianco, puramente grafica, essa mette in evidenza l’aspetto allegorico di segni di cultura Maya, di cui il popolo guatemalteco è il diretto erede.

L’urlo, il grido di dolore della maschera dell’uomo giaguaro, trapassata dalla lancia, esprime tragicamente la violenza di cui questo popolo è stato oggetto. La drammaticità si manifesta anche nel pene dell’invasore trasfigurato in arma che simboleggia gli stupri perpetrati alle giovani donne indigene.

Dalla gola trafitta dalla lancia, nasce e si contrappone alla brutalità un bocciolo di fiore di fantasia, che in parte assomiglia al fiore nazionale: la calla. L’immagine rievoca un episodio realmente accaduto: durante una manifestazione di protesta contro la dittatura militare, una giovane indigena porse un fiore ad un soldato e il gesto di gentilezza finì in tragedia.

Il racconto è tratto dal libro di Rigoberta Menchù (Premio Nobel per la Pace). Il ritratto della scrittrice pacifista è raffigurato al centro dell’Opera sotto il guerriero. La parte realistica è data dai personaggi, dagli accesi colori che esaltano la bellezza delle loro vesti; dalle grandi foglie, la plasticità della cui forma esalta la lussureggiante natura con i suoi fiori. In fine c’è il povero mercato e soprattutto i volti certamente non felici ma dignitosi di chi non si è mai piegato e non ha mai dimenticato le proprie origini.

I tagli di luce che attraversano la parte inferiore del quadro sono un mio omaggio a quella gente, che ho avuto modo di conoscere personalmente durante i miei viaggi in quelle terre.

L’impianto formale è strutturato da tre gruppi di tre persone; la brocca sulla nuca di una delle figure diventa il quarto elemento che si armonizza con il bambino sulle spalle della madre; in basso, poste a semicerchio, le tre figure sono elementi unificanti.

I personaggi, messi tutti sullo stesso piano, risultano così inseriti in un unico nucleo di forza. 

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